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Eccole! le imprese nate con noi! Oggi incontriamo Candia Castellani e la Scuola di illustrazione di Scandicci

I sogni, il lavoro, i progetti ed il confronto con la realtà: le storie di alcune delle imprese nate con il Vivaio

Siamo andate ad incontrare le imprenditrici e gli imprenditori che in questi anni, con noi,  hanno dato vita ai loro sogni, alle loro idee, per farne progetti imprenditoriali.
Vogliamo sapere di loro, raccontare la loro storia, perché è anche la nostra storia e la storia di tante persone che,  come loro, hanno provato a trasformare un sogno in un progetto.

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Candia la incontro in una raffinata libreria bar, (www.libriliberi.com), uno scrigno di libri, che si affaccia nel retro in un piccolo delizioso giardino segreto nella centralissima via San Gallo a Firenze. Candia ha recentemente realizzato il suo sogno di aprire una scuola per illustratori: La Scuola di illustrazione di Scandicci e la libreria, collegata con la piccola casa editrice omonima, ne ospita attualmente i corsi.
La sua è una delle ultime imprese nate con i servizi di Vivaio per l’Intraprendenza, nell’ambito del contest organizzato dal Comune di Scandicci “La mia impresa a Scandicci”.

Candia, che già mi aspettava in libreria, mi accoglie sorridente e subito mi travolge: parole, frammenti colorati di racconto che fatico a raccogliere. La fermo un attimo, ci sediamo sui divani coloratissimi della libreria e le chiedo di ricostruire la sua storia di giovane imprenditrice.
Candia è figlia d’arte: vignettista autodidatta il padre, madre insegnante di educazione artistica. “Io credo di aver sempre disegnato nella mia vita. Non ricordo un’epoca in cui non avessi in mano matite colorate e pennarelli.” Così tra fogli di carta e matite Candia, bambina timida e introversa (non lo diresti vedendola ora!), fa del disegno il suo modo di comunicare con il mondo che la circonda: “disegnare era per me un modo di mettere in scena il mio mondo fantastico”. La scelta della scuola dopo le medie è quasi scontata: Istituto d’Arte di Porta Romana, specializzazione “comunicazione e spettacolo”, per studiare grafica e scenografia, illustrazione.
Candia è solo una ragazzina e non sa ancora bene cosa le piacerebbe fare, sa solo che il suo mondo è un mondo di immagini e che è alla ricerca di strumenti per dare corpo alla sua fantasia.
Da qui la scelta del cinema come orizzonte nel quale cercare il proprio linguaggio. Completati gli studi all’Istituto d’Arte, inseguendo ancora l’idea di lavorare nel cinema, si iscrive al DAMS di Bologna e per 15 anni vi si trasferisce, senza però tagliare i contatti con Firenze, dove continua a mantenere i rapporti con diverse realtà fiorentine, come con Sergio Staino, con cui collabora. A questo periodo appartiene il suo incontro con un grande illustratore, Leonardo Mattioli, autore di un bellissimo Pinocchio. Mattioli la incita a dedicarsi all’illustrazione, ma lei ancora sogna e rincorre il cinema.
In questo periodo finirà per orientare diversamente i suoi progetti l’incontro con Patrizia de Pasquale, una bibliotecaria: è lei che con più forza le indica la strada e così frequenta per una settimana la scuola di Sarmede, creata da Stephan Zvravel: da allora questa è la strada e il percorso professionale di questa esuberante ragazza prende così un indirizzo definito. Nel frattempo diventa mamma e il suo mondo si colora delle tinte dell’infanzia e la impegnano molte attività legate ai racconti per i bambini, lettura ad alta voce, cartoni animati, letture teatrali, immagini per accompagnare la lettura. Per tre anni frequenta a Bologna i corsi di Octavia Monaco che finirà per influire molto sulle sue scelte successive: “I corsi della Monaco danno vita ad una vera e propria comunità di apprendimento, da cui ho ricevuto moltissimo in termini di tecnica e stile. Questa esperienza mi ha permesso di far emergere il mio stile. Ho imparato molto in termini di simbologia, ricerca di colori e sensazioni, di abbinamenti, ho assimilato la ricchezza colta delle sue illustrazioni, ho imparato che disegnare è un gesto artistico, che bisogna “paciugare”, imbrattarsi le mani, toccare la dimensione materica del disegno” In questo contesto ho realizzato il mio libro: la storia del Tasma, scritta e illustrata per i bambini: “La Principessa del Taj Mahal”, poi edito da Aliberti jr._DSC0038

 

Lei continua a cercare occasioni di formazione e crescita, alimenta con perseveranza il suo progetto: frequenta le lezioni di Arianna Papini dove trova un incoraggiamento che la tranquillizza, frequenta scuole e biblioteche di Bologna, per progetti di diffusione dei libri e della lettura nell’infanzia. Spesso si sperimenta anche nella scrittura dei testi riuscendo così a “giocare” tra testo e illustrazione.
Tornata definitivamente a Firenze, a poco a poco mette a fuoco quello che sarà il suo progetto di impresa: “avevo conosciuto una quantità di persone che a diverso titolo si occupavano di immagini delle immagini, avevo una agenda ricchissima di contatti, cinema, arte, illustrazione. Incontri, scambi, mille idee, ho come setacciato tutta questa ricchezza, mi sono concentrata su quello che rimaneva e ho messo a fuoco una immagine: Firenze è una città piena di illustratori, personaggi interessanti, stimoli … ho immaginato a Firenze una scuola di illustrazione sul modello della comunità di Sarmede: una comunità, un contesto di condivisione e tranquillità dove assorbire gli stimoli, dove evolversi, acquistare la tecnica necessaria, ma anche liberare l’immaginazione, cercare ciascuno il proprio stile. Una scuola che fosse anche una operazione di animazione culturale.”
Mentre Candia mette a fuoco definitivamente la sua idea di impresa, si presenta l’occasione del Contest “La mia impresa a Scandiccipromosso dal Comune.
“Ho avuto la fortuna di essere selezionata tra le idee di impresa che avrebbero usufruito di un percorso di formazione e accompagnamento ed ho incontrato il Vivaio per l’Intraprendenza: l’aiuto del “Vivaio “ è stato per me fondamentale , mi ha permesso di cimentarmi con aspetti che non conoscevo, così importanti per realizzare una impresa e ogni step era un passo nella direzione della realizzazione concreta della mia idea.
Ho appreso l’importanza degli aspetti economici e finanziari, mi sono misurata con la stesura del mio business plan; mi sono occupata anche della concorrenza, ho imparato a fare i conti con la presenza sul territorio di altre realtà simili e con la necessità di distinguermi, trovare una mia forte identità e renderla visibile. Era come veder crescere una piantina, vederla rafforzarsi e prendere forma.
Ora la mia impresa esiste, anche con il piccolo aiuto del premio vinto nel contest del Comune di Scandicci.
E proprio quando le difficoltà rischiavano di scoraggiarmi, l’incontro con Giovanni Gheri della libreria Libri Liberi, mi ha aperto un orizzonte inaspettato: Libri Liberi è una libreria, ma anche un luogo di ritrovo, una caffetteria, uno spazio di cooworking.

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Con Giovanni Gheri è stato incontro di desideri e visioni: lui da tempo pensava di arricchire la sua attività di libraio /editore con una scuola, insieme ci siamo riconosciuti nell’idea che questa scuola dovesse essere una specie di comunità di apprendimento. Insieme abbiamo contattato i tanti illustratori presenti a Firenze, ne abbiamo trovati molti disponibili a realizzare dei corsi brevi: sono loro che in questa cornice progettano i loro workshop, ne definiscono i temi, i tempi, le durate: si tratta almeno per ora di seminari brevi, 1 o 2 giorni.
Con loro abbiamo definito un catalogo e un calendario che ora è pubblicato sul sito della scuola e diffuso anche attraverso la nostra pagina Facebook.
In futuro ci piacerebbe dare un respiro internazionale alla nostra scuola, creare anche un video per promuoverla, e insieme promuovere ad un pubblico più vasto il ricchissimo mondo dell’illustrazione, far conoscere meglio questa bellissima arte.
Ascoltando il racconto di Candia, mi rendo conto di quante risorse, quante energie animino questa ragazza, lo studio, il lavoro, diverse collaborazioni, il suo entusiasmo profuso in ogni attività che la coinvolga. Esco da questo incontro con il desiderio conoscere il mondo ricchissimo dell’illustrazione.

Testo e foto di Giulia Cerrone

Job Revolution 2^ - Ottobre 2015

Impresa e Intraprendenza: 600 i partecipanti a #JobRevolution2 #Spazio StartUp

Il 28 e 29 settembre scorso, alle Murate a Firenze, circa 600 persone, hanno preso parte ad una serie di eventi  finalizzati a promuovere la cultura imprenditoriale e lo spirito di intraprendenza  tra le giovani generazioni.

L’evento #Job Revolution 2 #Spazio StartUp, realizzato da Vivaio per l’Intraprendenza con il servizio Europe Direct del Comune di Firenze ed in partnership con Junior Achievement Italia, era rivolto a giovani imprenditori ed aspiranti imprenditori, agli insegnanti e agli studenti delle Scuole Superiori e ai giovani alle soglie di scelte importanti per il loro futuro professionale.
Con i laboratori Business to know, più di 250 studenti hanno avuto modo di incontrare giovani imprenditori di successo, di farsi raccontare la loro storia imprenditoriale e di interrogarli sugli aspetti per loro più interessanti: negli ambiti dell’innovazione sociale, del turismo, dell’artigianato e del digitale.
Nel corso delle due giornate Vivaio per l’Intraprendenza e Junior Achievement  hanno proposto a 31 docenti delle scuole superiori della Toscana, uno spazio per affrontare il tema dell’educazione all’intraprendenza e scoprire come introdurla nei curricola scolastici.
La Regione Toscana ha presentato agli allievi delle scuole il programma del Progetto Giovanisì e le opportunità offerte anche dalla Garanzia Giovani
MakeTank ha realizzato due laboratori sull’e-commerce e sulla manifattura digitale.
Negli spazi pomeridiani si sono svolti i laboratori Business to go,  dedicati alle giovani imprese ed a  aspiranti imprenditori. Si è parlato di Crowfunding, Imprese culturali, Artigiani e Maker, Digitale e Turismo e di Pianificazione di impresa con tanti testimoni ospiti; i  workshop  hanno visto la partecipazione di più di 200 persone.

scopri il programma svolto

 

fare impresa agricoltura

Attivo il bando per l’avvio di imprese di giovani agricoltori: domande fino al 2 novembre

Tutte le informazioni sul Pacchetto Giovani e sulle altre misure del Piano di Sviluppo Rurale a #FARMERS #InnovazioneInCampo: mercoledì 8 luglio dalle 9.30 a Le Murate a Firenze. Guarda il programma completo e iscriviti ai seminari

Pubblicato il bando per l’“Aiuto all’avviamento di imprese per giovani agricoltori” (Pacchetto Giovani del Programma di Sviluppo Rurale) che concede un premio per l’avviamento dell’attività agricola e dei contributi agli investimenti attraverso l’attivazione obbligatoria di almeno uno fra i seguenti tipi di operazione del Programma di Sviluppo Rurale:

  • ‘Sostegno agli investimenti alle aziende agricole’ (Sottomisura 4.1)
  • ‘Sostegno a investimenti nella creazione e nello sviluppo di attività extra-agricole’ (Sottomisura 6.4)

VALIDITA’ DELL’AVVISO PUBBLICO

E’ possibile presentare domanda a partire dal 1° luglio 2015 (giorno della pubblicazione dell’avviso sul BURT – Bollettino Ufficiale della Regione Toscana) fino al 2 novembre 2015.

BENEFICIARI

L’Avviso pubblico è rivolto ai giovani agricoltori che si insediano per la prima volta in una azienda agricola, in forma singola (ditta individuale) o associata (società di persone, società di capitale e cooperative agricole di conduzione) e che al momento della presentazione della domanda di aiuto soddisfano i seguenti requisiti:

  • hanno un’età compresa fra i 18 anni (compiuti) e i 40 anni (non compiuti);
  • presentano un piano aziendale;
  • si impegnano ad essere conformi alla definizione di “agricoltore attivo” entro 18 mesi dalla data dell’insediamento e comunque non oltre la conclusione del piano aziendale;
  • possiedono o si impegnano ad acquisire adeguate qualifiche e competenze professionali entro la data di conclusione del piano aziendale;
  • si impegnano a diventare imprenditore agricolo professionale (iscrizione non a titolo provvisorio) ai sensi della L.R. 27/07/2007 n.45 (Norme in materia di imprenditore e imprenditrice agricoli e di impresa agricola) e del relativo Regolamento di attuazione n. 6/R del 18/02/2008 entro la data di conclusione del piano aziendale;
  • si insediano in un’azienda agricola che, ai sensi dell’art. 19 paragrafo 4 del REG (UE) 1307/2013, al momento della presentazione della domanda, ha la potenzialità di raggiungere una dimensione espressa in termini di standard output non inferiore a 13.000 euro e non superiore a 190.000 euro; Il dimensionamento in termini di standard output è determinato con riferimento alle superfici colturali/allevamenti indicati dal richiedente e alla Tabella CRA-INEA Produzioni standard (PS) -2010 Regione Toscana
  • si insediano per la prima volta in qualità di capo azienda nei 6 mesi precedenti alla presentazione della domanda di aiuto.

TIPOLOGIA DI AGEVOLAZIONE

L’agevolazione consiste in un premio all’avviamento fissato in 40.000 euro per ciascun giovane che si insedia o in 50.000 euro nel caso di insediamento in aziende ricadenti completamente in aree montane.
E’ inoltre previsto un contributo in conto capitale sugli investimenti previsti con le sottomisure attivate in misura variabile a seconda del tipo di operazione effettuata (vedi paragrafo 6.4 dell’avviso pubblico).

MODALITA’ DI PRESENTAZIONE DELLA DOMANDA

Il richiedente può presentare domanda di aiuto dal 1 luglio 2015 fino alle ore 13.00 del 2 novembre 2015. La domanda di aiuto deve essere presentata esclusivamente tramite procedura informatizzata, redatta sulla modulistica disponibile sul sistema informatico dell’Agenzia Regionale Toscana per le Erogazioni in Agricoltura (ARTEA).

Per maggiori informazioni consulta la pagina dedicata del sito di Giovanisì

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Business Service Network Craft & Design: i risultati

Concluso BSN3 Craft & Design: siamo pronti per nuovi progetti
per promuovere l’artigianato ed il design in Europa

Business Service Network – BSN3 Craft & Design è la terza tappa di un lungo percorso avviato nel 2011 da Euroteam Progetti con la partnership di Vivaio per l’Intraprendenza per sviluppare e rafforzare il networking e la cooperazione tra micro e piccole imprese del circuito del Vivaio e stringere nuovi collegamenti con enti che in Italia ed in Europa lavorano per la nascita e la crescita di attività artigianali nel campo dell’artigianato, della moda e del design; questo grazie alle opportunità offerte dalla Regione Toscana e dal FSE per la mobilità delle imprese in Europa.

BSN3 Craft & Design si è realizzato con la partecipazione di OMA – Osservatorio Mestieri d’Arte di Firenze e di IED – Istituto Europeo Design Firenze e ci ha consentito di sviluppare azioni di networking con il Craft Central a Londra,  ente no profit a Clerkenwell, il distretto londinese dell’artigianato e del design e con Les Ateliers de Parisstruttura di accompagnamento e di incubazione di imprese di artigianato, moda e design.

L’incontro con questi enti è stato fonte di spunti, suggestioni, progetti e connessioni, che il gruppo dei partner italiani potrà sviluppare aprendo scenari nuovi nel nostro territorio.

Queste le imprese italiane del nostro circuito, selezionate perBSN3 Craft & Design, che con i viaggi a Londra e a Parigi  hanno portato a casa contatti, idee e nuovi progetti per crescere:

NAA Studio
Viola Foggi Gioielli
Tre Mani Design
Manusa Coop
L’Abito che Vorrei
Una Cosa Blu
Qualcosa è Cambiato

ed ecco il video del nostro viaggio!

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Eccole! Le imprese nate con noi. Oggi incontriamo Viola Foggi. Metallo d’autrice

I sogni, il lavoro, i progetti ed il confronto con la realtà: le storie di alcune delle imprese nate con il Vivaio

Siamo andate ad incontrare le imprenditrici e gli imprenditori che in questi anni, con noi,  hanno dato vita ai loro sogni, alle loro idee, per farne progetti imprenditoriali.
Vogliamo sapere di loro, raccontare la loro storia, perché è anche la nostra storia e la storia di tante persone che,  come loro, hanno provato a trasformare un sogno in un progetto.

logo4www.violafoggi.com
https://www.facebook.com/violafoggi.gioielli

Trovare l’atelier di Viola non è semplicissimo, bisogna proprio cercarlo con un po’ di determinazione: un locale semplice e spoglio, ma quando lei apre i suoi cassetti, le sue piccole sculture d’argento, i suoi metalli, si rivelano come una piccola meraviglia che sorprende.

Oggi ho incontrato Viola, giovanissima scultrice di gioielli che come le altre ‘artigiane’ già intervistate ha mosso i primi passi con l’aiuto e la consulenza del Vivaio per l’Intraprendenza.
Viola è non po’ come il suo atelier, devi proprio scoprirla, perché nasconde un temperamento artistico in modi riservati e sommessi, ma quando la scopri rivela carattere ed una creatività singolare orientata alla sperimentazione, alla ricerca di forme e volumi inusuali.
“Da sempre – Viola racconta – ero attratta dalle forme dei gioielli e quando ho finito le scuole medie, avrei volentieri scelto di frequentare la specializzazione di oreficeria. I miei genitori invece volevano per me una formazione che mi permettesse in futuro anche altre scelte. Così mi sono iscritta all’Istituto d’Arte di Porta Romana, ma ho scelto di specializzarmi in scultura.”
Finite le scuole, Viola vorrebbe uscire da un ambiente come quello artistico che le pare chiuso in se stesso e si iscrive alla facoltà di sociologia, che frequenta per un anno, ma le è subito chiaro che non è quella la sua strada. Abbandona l’università e l’Italia per trasferirsi temporaneamente a Barcellona e qui frequenta un corso di gioielleria presso la Scuola Massana  e subito ritrova intatta la sua primitiva passione: “Mi sono chiesta come avevo fatto ad abbandonare quello che più amavo, a starne lontana per tanto tempo!”
Dopo Barcellona torna in Italia e frequenta la facoltà di architettura, indirizzo Moda che prevede un corso di oreficeria. Purtroppo il corso è più orientato al design che alla realizzazione concreta, mentre lei vuole creare con le sue mani, modellare, dare forma ai metalli e lei trova la sua strada solo quando ha l’opportunità di lavorare come stagista presso una bottega artigiana di oreficeria, quella di Yoko Takirai .
È così importante questo incontro, che Viola rimarrà per tre anni a lavorare presso di lei: “Yoko Takirai mi ha accolta con generosità e pazienza, mi ha trasmesso molti segreti della sua arte, mi ha formata, ha lasciato in me un’impronta che penso indelebile. Quello che sono diventata in fondo è una mia personale rielaborazione di questa impronta.” Lo dice sorridendo non nasconde l’orgoglio di questa sua importante esperienza.

Viola incomincia dunque a realizzare le sue sculture-gioiello e scopre così che non le è difficile vendere le sue creazioni, che piacciono, che colpiscono proprio per la loro singolarità.
Il passaggio successivo è stato l’avvio della sua personale impresa artigianale: “Insieme ad una mia amica e collega abbiamo cercato un locale e, con molta fortuna, abbiamo trovato questo che apparteneva ad un artigiano che chiudeva la sua attività di orefice e che insieme al locale ci ha lasciato macchinari e strumenti, un po’ vecchi, ma tuttora validissimi. Lui ci ha aiutate molto nei primi passi ed anche ora che sono rimasta sola a lavorare qui, sono ancora in contatto con lui.”
In questa fase il mio incontro con i servizi del Vivaio per l’Intraprendenza: un primo colloquio per mettere a fuoco l’idea e poi il percorso per capire come realizzare il progetto. “Il percorso col Vivaio è stato illuminante, un incontro utilissimo per capire come fare, mi sono sentita presa per mano e accompagnata. Ho anche conosciuto altre giovani donne che come me stavano cercando di realizzare la loro impresa, ho conosciuto Negar che era in fase più avanzata rispetto a me e che mi ha trasmesso la sua personale esperienza. Questa possibilità di incontro e scambio è un’altra grande opportunità che il Vivaio ci ha messo a disposizione.”

“Ora il mio progetto è realtà, ancora non ho un mio showroom, cosa di cui avrei bisogno, ma io amo questo laboratorio anche se non mi permette una grande visibilità: qui mi sento a casa, protetta, qui posso progettare e sviluppare le mie creazioni, qui posso esprimere la mia creatività e questo ha un effetto positivo anche sulla mia vita personale. Non mancano le difficoltà ed i momenti di crisi, ma ho la fortuna di avere vicino persine che mi sostengono ed hanno fiducia in me.”
Viola ama il suo lavoro, in esso trasferisce molto di se stessa: “Ho la sensazione di aggiungere bellezza e contribuire a migliorare la vita intorno a me. È vero, i gioielli sono qualcosa di superfluo, ma la bellezza ci aiuta a vivere meglio. Un gioiello può essere un’espressione del proprio sé, del nostro modo di guardare il mondo, del modo di concepire la vita, del nostro umano bisogno di bellezza” Quando parla di questo a Viola ridono gli occhi, è ciò in cui crede è il senso delle sue giornate di lavoro, guardandola si ha la sensazione di una grande forza, di essere di fronte ad una persona consapevole delle proprie capacità e decisa a vincere la sua battaglia per affermarsi.

Viola è lucida anche nel riconoscere i suoi attuali limiti: “Come imprenditrice ho ancora molte cose da imparare, ancora ho delle difficoltà nel valutare i prezzi delle mie creazioni, il timore di chiedere troppo, ancora ho bisogno di credere, di essere più sicura del mio valore. Ogni volta che partecipo ad una fiera, ogni volta che propongo i miei gioielli mi devo confrontare con la logica del mercato e questo per me non è semplice, ma sto imparando.”
Nelle sue creazioni Viola usa prevalentemente argento, qualche volta placcato oro, raramente e solo su ordinazione l’oro; parte dalla materia lavora su forme e volumi, si ispira al design, alle immagini che riesce a catturare in ogni possibile occasione e che guidano la sua mano: “Parto sempre dalla materia, lascio che sia la materia a guidare la mia mano, il disegno viene dopo ed anche la riflessione su quello che realizzo: scrivo molto come se riflettessi e parlassi con me stessa per esplorare il senso di quello che sto facendo”. In fondo è il senso dell’artigianato artistico: un insieme di azioni in cui si condensano sapienza e talento manuale, conoscenza di materiali e tecniche, cultura e intelligenza del bello.

Conclude l’intervista con queste parole:  “Tra tante cose ho anche imparato a fare rete con altre persone che hanno un progetto simile, per sostenersi a vicenda e condividere: è un valore importante per me, che da ragazza ero scout, ed una risorsa importantissima, particolarmente nelle difficoltà di oggi.
In questo senso l’esperienza di Londra realizzata grazie a Business Startup Network 3 ed al Vivaio per l’Intraprendenza è stata una preziosa opportunità: mi sono sentita parte di un gruppo, come con OMA o con la Rete di Arnold in Oltrarno ”.
Lascio l’atelier di Viola con la sensazione di aver conosciuto una persona speciale con una grande forza mimetizzata sotto un aspetto delicato e quasi timido.

Testo e foto di Giulia Cerrone – Vivaio per l’Intraprendenza

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Eccole! Le imprese nate con noi. Oggi incontriamo Una Cosa Blu

I sogni, il lavoro, i progetti ed il confronto con la realtà: le storie di alcune delle imprese nate con il Vivaio

Siamo andate ad incontrare le imprenditrici e gli imprenditori che in questi anni, con noi,  hanno dato vita ai loro sogni, alle loro idee, per farne progetti imprenditoriali.
Vogliamo sapere di loro, raccontare la loro storia, perché è anche la nostra storia e la storia di tante persone che,  come loro, hanno provato a trasformare un sogno in un progetto.

www.unacosablu.it    

Per l’intervista di oggi, ho raggiunto Daniela Cusano nello showroom di Conti Confetteria Firenze,  in Via dello Sprone, a due passi da Piazza Pitti. In questo showroom Daniela è ospitata con le sue proposte di accessori da sposa e cerimonie, in una logica di collaborazione e condivisione, di lavoro in rete . Entro in un piccolo spazio raffinatissimo e curato nei minimi particolari, dove gli accessori di Una Cosa Blu, sembrano trovarsi perfettamente a loro agio.

Daniela viene da Benevento, dove attualmente ha il suo laboratorio di progettazione ed il suo magazzino, ma si divide tra Firenze e Benevento.
La sua giovane impresa come spesso accade alle nostre imprese, nasce da una passione: “Da sempre ho disegnato. Da bambina e da ragazzina non facevo che giocare con le forme e i colori, soprattutto con i colori, disegnavo e creavo con le mani, tagliavo e cucivo. Ed ero attratta irresistibilmente da tutto ciò che risaliva all’inizio del secolo scorso, agli anni ’20-‘30, ai materiali, alle proporzioni, alla raffinatezza delle creazioni di abiti ed accessori.”

Terminato il Liceo, si trasferisce a Roma per studiare presso lo IED di Roma, istituto Europeo del Design: “Qui ho avuto l’occasione di una importante formazione a 360°, su tutto quello che ruota intorno al mondo della moda, dal giornalismo, alla progettazione e realizzazione di abiti e accessori. Dopo l’università, le prime esperienze di lavoro e contemporaneamente l’occasione di insegnare in diversi istituti universitari ed anche allo stesso IED. Conclusa una importante esperienza di lavoro presso Valentino, sono venuta a Firenze per lavorare per Ferragamo che, acquistato il marchio Ungaro, ne produceva gli accessori. Esperienza bellissima, per me la più preziosa: mi ha consentito un salto di qualità nella conoscenza di forme e materiali, soprattutto pelle e scarpe. Successivamente sono tornata a Roma, da Fendi, e poi in Svizzera per una breve esperienza presso Swatch Group, dove ho potuto conoscere la raffinatezza dei gioielli e dei piccoli accessori di Léon Hatot, marchio acquisito da Swatch Group. Purtroppo il lavoro che mi era stato assegnato non appagava il mio bisogno di toccare e lavorare con le mani, era lontano dalla materia di cui sono fatti gli oggetti, dalla concretezza che mi stava a cuore”

Mentre la ascolto parlare penso che è straordinaria la sua capacità di essere perfettamente consapevole di ciò di cui ha bisogno per non penalizzare le proprie doti e le proprie passioni.
Dopo l’esperienza svizzera, Daniela torna a Firenze, lavora per VIVIA Ferragamo, fino alla chiusura dell’azienda nel 2009. Ora è costretta a reinventarsi sul piano professionale: “Ho capito che era il momento di aprire qualcosa di mio, di creare impresa e dare vita ad un marchio mio.”
Daniela si guarda intorno e cerca chi possa darle una mano, chi possa orientare i mille passi che questo progetto comporta e a questo punto Daniela incontra i servizi del Vivaio per  l’Intraprendenza: “Il Vivaio mi ha offerto una formazione accurata, strumenti, mi ha accompagnata, mi ha permesso di entrare in una rete di piccole imprese artigiane con cui continuo a lavorare”

Nasce Una cosa Blu. Blu perché è da sempre il suo colore preferito, perché è il colore degli occhi che ha ereditato nella sua famiglia da genitori e nonni, perché è il colore che completa un rito anglosassone ricorrente nei matrimoni: la sposa deve indossare Una cosa nuova, Una cosa vecchia, Una cosa prestata, Una cosa regalata e Una cosa Blu.Il blu mi accompagna da sempre, mi appartiene, mi chiama”
Quello che caratterizza la produzione di Una cosa blu è l’estrema ricercatezza dei materiali e delle lavorazioni, pizzi e applicazioni che richiedono una cura assoluta, un lungo e perfetto lavoro manuale, che esigono materie prime di eccellenza e che Daniela progetta, realizza e fa realizzare da una sua rete di artigiane e artigiani. Lei lavora sui particolari, sugli accessori che accompagnano gli abiti, che non avranno il primo piano nelle cerimonie per cui sono pensati, ma che completano con eccellenza rendendoli perfetti: scarpe soprattutto, e poi cerchietti di perline, pizzi e bottoni decorati, cinture, fiocchi, applicazioni di fiori, veli. Tutti gli oggetti di Una cosa Blu sono caratterizzati dalla presenza di un piccolo particolare blu, un’impronta nascosta: una cucitura sottile nella suola delle scarpe, il piccolo segno dell’infinito ricamato, piccola applicazione di pizzo, sotto i cerchietti per i capelli.

La produzione di Una cosa Blu incarna una filosofia, il valore della lentezza, del particolare “poetico”. Ma dietro questa filosofia Daniela pensa da imprenditrice e parla con competenza di mercato e target di riferimento.
“So di essere in controtendenza rispetto al mondo del fashion, che viaggia spedito e trasforma la moda in business velocissimo e sempre provvisorio. Io mi occupo di accessori da sposa e questo è un mercato qualitativo, lento. Quello che le persone comprano per il loro matrimonio ha un valore simbolico, non comprano solo una merce, comprano poesia, emozioni da conservare nel tempo, per questo ciò che comprano deve avere una qualità speciale e la qualità è durata, nel tempo della produzione e nel tempo del possesso. Quando incontro i miei clienti mi accorgo che all’inizio non ne sono consapevoli, ma poi capiscono e questo permette loro di scegliere”
“Un’impresa come la mia ha bisogno di tempi lunghi per affermarsi: quello che produco è costoso, perciò si rivolge ad un mercato di nicchia e per me la cosa più complessa è acquisire visibilità, essere conosciuta: per questo ora lavoro sulla distribuzione e mi rivolgo soprattutto al mercato estero. Nel settore matrimoni, in Italia, ora, prevale la scelta di prodotti molto economici. Questo sarebbe il momento giusto per aprire un mio negozio, un mio personale punto di incontro con la clientela, questo mi permetterebbe di acquisire quella visibilità di cui ho bisogno per affrontare il futuro di Una cosa Blu. Ma deve essere davvero un negozio “meraviglioso”.
Starei personalmente ore a sentirla parlare della sua passione per la bellezza nascosta nei particolari, nei ricami, nelle trasparenze dei suoi veli e dei suoi pizzi, ma anche del suo lavoro, dei suoi progetti concreti e ambiziosi. Esco dalla Confetteria e mi accorgo che ho passato con lei due ore, che sono volate.

Testo e foto di Giulia Cerrone – Vivaio per l’Intraprendenza

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Eccole! Le imprese nate con noi. Oggi incontriamo TRE MANI DESIGN

I sogni, il lavoro, i progetti ed il confronto con la realtà: le storie di alcune delle imprese nate con il Vivaio

Siamo andate ad incontrare le imprenditrici e gli imprenditori che in questi anni, con noi,  hanno dato vita ai loro sogni, alle loro idee, per farne progetti imprenditoriali.
Vogliamo sapere di loro, raccontare la loro storia, perché è anche la nostra storia e la storia di tante persone che,  come loro, hanno provato a trasformare un sogno in un progetto.

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TRE MANI DESIGN
Florence fine craftsmanship

Incontro Filippo Amidei a Siena nello show-room di Bienvivre, in via delle Terme a Siena dove la produzione di TRE MANI DESIGN è esposta in uno spazio caratterizzato dalla cura ricercatissima di materiali e nuove forme per gli interni.

Filippo insieme a Enrico ­­­­Remori e Stefania Bracci sono i creatori del marchio TRE MANI DESIGN, che si caratterizza per una ricerca appassionata di materiali antichi, malte a base di grassello di calce e coccio pesto, e forme contemporanee per creare e arredare ambienti abitativi.
Filippo è un architetto, un progettista, Enrico e Stefania sono artigiani restauratori, rispettivamente di opere murarie, legni e pitture. Si sono conosciuti in cantiere, lavorando alle stesse opere, ciascuno con la propria professionalità. Hanno così scoperto di condividere le stesse passioni: l’amore per i materiali, per il lavoro umano che li trasforma, per le forme che permettono agli oggetti di accompagnare la nostra quotidiana esistenza con il dono della bellezza.
Dalla istintiva simpatia, dalla scoperta di condividere questa passione, all’idea di trasformare questo incontro fortunato in sinergia il passo è stato breve: unirsi, condividere un progetto, creare insieme nuovi prodotti da proporre al mercatoIn questo progetto ciascuno porta, oltre alla passione per materie, forme e bellezza, una professionalità più che decennale, una cultura solidissima, una conoscenza profonda del mestiere e dei suoi strumenti, perseguita in anni di ricerca.
“Da sempre, mi racconta Filippo, mi sono sentito attratto dalla materia e dalla capacità dell’uomo di trasformarla, mi affascina la traccia che la mano umana lascia sui materiali con cui sono costruiti gli oggetti. La vita poi mi ha condotto su altre strade e mi sono occupato di progettazione, attività molto più astratta. Questo fascino però mi è rimasto dentro e incontrare Enrico e Stefania è stato come ritrovare una passione antica. TRE MANI DESIGN è la mia occasione di tornare a coltivare il piacere di lavorare la materia, di sporcarmi le mani nel modellarla.”

Filippo, Enrico e Stefania decidono di intraprendere i primi passi per la trasformazione in una vera impresa: “Eravamo due artigiani ed un professionista, nessuno di noi aveva esperienza di impresa, generare un’idea è un conto, concretizzarla è tutta un’altra cosa e non basta certo la passione”.

È a questo punto che TRE MANI DESIGN, incontra il Vivaio per l’Intraprendenza e attraverso questo incontro il progetto comincia a prendere corpo, questo piccolo gruppo informale a divenire impresa.
“Quello che ho apprezzato subito delle consulenti del Vivaio è stata la concretezza: lavorare con loro ci ha permesso di acquisire gli strumenti fondamentali per organizzare e avviare questo processo di trasformazione in impresa. Il Vivaio ci ha supportato con disponibilità e competenza fino alla compilazione di un ineccepibile business plan.”
Così TRE MANI DESIGN realizza uno alla volta i passi necessari: “Abbiamo sviluppato i nostri prodotti, il mercato a cui ci rivolgiamo, abbiamo creato il nostro marchio e un sito web. E il Vivaio ha dato a me le risorse per guidare, condurre, orientare l’azione del nostro piccolo gruppo.”

“Abbiamo ancora un tratto di strada da percorrere. Ognuno di noi attualmente sta continuando la propria attività professionale che non può certo abbandonare, ma ora il salto da rete informale ad impresa, è necessario: i nostri prodotti in questi mesi hanno ricevuto in ogni occasione degli  ottimi feedback, in Turchia, in India, nella stessa Cina: il prodotto c’è ed è riconosciuto come valido, gli è riconosciuta la qualità dell’eccellenza, ora dobbiamo passare dai complimenti agli ordinativi.”
“Un altro vantaggio che il Vivaio ci ha offerto è stata l’occasione di conoscere altre imprese nascenti come la nostra, di condividere fatiche ed ansie del percorso, di sperimentare i vantaggi, la forza e la ricchezza del network, la possibilità di sperimentare il contatto diretto con mercati e situazioni internazionali: Shangai, pochi mesi fa e prossimamente Londra.”
“Con queste esperienze il Vivaio mi ha spalancato nuovi orizzonti, mi ha permesso di sperimentare contesti in cui curiosità, apertura, passioni condivise sono un valore aggiunto che può fare la differenza. Questa apertura e condivisione, la valorizzazione delle diversità di ciascuno è una capacità che stiamo trasferendo all’interno del nostro piccolo gruppo, perché ne sia una caratteristica fondamentale: lavorare in sinergia, lasciarsi trasformare ciascuno dallo scambio con gli altri.”

Di una cosa Filippo si dichiara particolarmente soddisfatto: tutto quello che il gruppo ha elaborato, scelta dei materiali, lavorazioni, prodotti, si caratterizza per una forte coerenza: la cura nello studio dei materiali, la ricerca di forme contemporanee e nello stesso tempo arcaiche, pulite, essenziali, che permettono di valorizzarli, la centralità dell’intervento della mano umana e della sua antica sapienza. “In questa coerenza sta la nostra forza”
Questa forza è tangibile non solo nelle parole di Filippo, ma nel suo sguardo, nel sorriso in fondo agli occhi, mentre in mezzo agli oggetti creati, mi parla della “storia” di TRE MANI DESIGN, di una avventura da poco iniziata e già proiettata verso il suo successo

Testo e foto di Giulia Cerrone – Vivaio per l’Intraprendenza

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Eccole! Le imprese nate con noi. Oggi incontriamo L’ABITO CHE VORREI

I sogni, il lavoro, i progetti ed il confronto con la realtà: le storie di alcune delle imprese nate con il Vivaio

Siamo andate ad incontrare le imprenditrici e gli imprenditori che in questi anni, con noi,  hanno dato vita ai loro sogni, alle loro idee, per farne progetti imprenditoriali.
Vogliamo sapere di loro, raccontare la loro storia, perché è anche la nostra storia e la storia di tante persone che,  come loro, hanno provato a trasformare un sogno in un progetto.

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L’abito che vorrei di Giuliana Beccattini 

A Giuliana, fiorentina DOC, la passione del fare con le mani viene dall’infanzia felice in una famiglia dove la manualità è un valore: una passione avuta in dono col patrimonio genetico e sempre coltivata con gioia. Giochi di bambina tra rocchetti di filo, ritagli di tessuto, forbici e aghi , macchine da cucire.
Giuliana crescendo ha aspirazioni artistiche vorrebbe seguire studi che corrispondono a questa sua inclinazione, ma la sua famiglia decide altrimenti e lei così si iscrive ad un tecnico commerciale, ottiene il diploma e per 22 anni è impiegata in aziende, che le chiedono di occuparsi di molte cose, dalle fiere ai rapporti con i clienti, al commercio estero.
L’ultima tappa una multinazionale americana del settore dell’alta moda che ha una filiale in Italia. Azienda solidissima, sul mercato dagli anni ’30, che offre servizi a 360 gradi: servizi per buyers prevalentemente, ma non solo, del settore alta moda, ricerca fornitori, spedizioni. Giuliana segue le pubbliche relazioni dell’azienda, e si occupa di ogni aspetto organizzativo, di ogni particolare dalla ricerca degli hotel, alla gestione dei budget di spesa.

Poi nel 2008, imprevedibile arriva la crisi: un fulmine che investe la filiale italiana: dall’oggi al domani, Giuliana è senza lavoro e senza nessuna prospettiva.
Ci mette poco a capire che quello che le offre il mercato non ha nulla a che fare con la sua posizione precedente. Solo contratti a termine per posizioni e compensi non confrontabili.
Un passaggio di frustrazione e stress da cui la solleva un po’ il dedicarsi nei momenti liberi dalla famiglia e dalla ricerca del lavoro, al suo hobby preferito, cucire: Giuliana incomincia a confezionare per sé, poi per le amiche, piccoli abiti che disegna lei, particolari e curatissimi.

Delusione dopo delusione in lei matura l’idea che l’unica soluzione possibile è la strada del lavoro in proprio. Le amiche vorrebbero i suoi vestiti … Perché non trasformare l’hobby in business?
Inizia così una delle svolte più importanti della sua vita professionale, svolta a cui mai avrebbe pensato se la crisi non l’avesse privata del suo precedente lavoro.

Ma la riflessione di Giuliana, la sua nuova scelta professionale non sono solo il risultato di una cattiva congiuntura e di una antica passione. Giuliana ragiona da imprenditrice, si guarda attorno, mette a frutto le sue conoscenze del mercato e capisce che la sua idea di impresa “artigianale” a 360 gradi è il futuro del settore abbigliamento di livello medio alto: creare capi di vestiario particolari, unici, curati nei dettagli e rifiniti a mano punto dopo punto. La differenza del capo unico rispetto ad un’offerta di mercato troppo standardizzata anche per un target medio alto, significa portare contemporaneità in un settore “antico” e percepito come tradizionale.
La sua personale ricerca di mercato conferma la sua intuizione e lei decide così di partire: “ideare e confezionare abiti confezionati a mano, in esemplare unico e su misura, ma non solo abiti per le occasioni straordinarie, ma anche per i giorni ‘normali’. Abiti adatti alle nuove abitudini che ci vedono uscire la mattina per andare a lavorare e concludere la giornata magari con un aperitivo con gli amici. Se l’abito è speciale, di qualità, basta un accessorio per trasformarlo.”
Questa è l’intuizione da cui parte Giuliana: capi unici e flessibili, adattabili, originali nel taglio, perfetti nelle rifiniture a mano, linee essenziali personalizzabili. Capi con un’anima, destinati a durare nel tempo a corrispondere al gusto e alla personalità di ogni cliente.

Così in un giorno di giugno dell’anno 2010, in un articolo sulla rivista Elle, in cui si parlava di imprese al femminile, Giuliana scopre l’esistenza del Vivaio di Imprese, un trafiletto breve e senza troppe informazioni: cerca, telefona, ottiene subito un appuntamento. “Sembrava una chiamata del destino: era quello di cui in quel preciso momento avevo bisogno.”
Il Vivaio la accompagna nei passi concreti per la realizzazione della sua idea, dalla richiesta dei voucher allora disponibili per una formazione adeguata, alla stesura di un business plan, ai pareri dei consulenti.
” Ho individuato il mio personale ‘stile’, poi mi sono messa per strada e ho incominciato a cercare un luogo fisico dove produrre e vendere i miei abiti: chi cerca questo genere di prodotto ha bisogno di incontrare, guardare negli occhi il produttore), “.

L’atelier de L’abito che vorrei si apre su via Romana, nell’ultimo tratto, verso Piazza Pitti, vicino all’ingresso di Boboli, zona molto frequentata dagli stranieri: “Sono soprattutto americani i clienti abituali, ma vendo abiti a clienti di tutto il mondo, che cercano qualcosa di non omologabile, e così per loro io creo qualcosa che diventa anche immagine dell’Italia.”
È interessante la scelta del luogo: un quartiere fiorentino di antica tradizione artigianale, che qualche anno fa sembrava destinato a perdere il suo carattere, la sua particolarità e che invece ora si anima nuovamente intorno al suo patrimonio artigianale, grazie all’impegno, alla tenacia e all’iniziativa di giovani artigiani e artisti emergenti, che lo hanno scelto deliberatamente.
Qui ha trovato casa la piccola grande impresa di Giuliana, la sua scommessa contro la crisi, la sua vocazione a mantenere in vita il gusto della qualità e il valore dell’oggetto artigianale e unico.

L’impresa L’abito che vorrei è ancora nella sua fase di avvio, “impegno moltissimo, lavoro senza tregua, fatica fisica e psicologica, ma ripagata in pieno dallo sguardo felice di un donna che esce dal mio atelier, appagata perché si piace nell’abito che indossa.”
“La mia impresa ha richiesto coraggio, costanza, determinazione, molta organizzazione e autodisciplina, ma questo lavoro mi appaga, mi calma, mi completa. Io coi miei abiti dialogo”

Testo e foto di Giulia Cerrone – Vivaio per l’Intraprendenza

L’abito che vorrei 

 

 

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Eccole! Le imprese nate con noi. Oggi incontriamo FLO

I sogni, il lavoro, i progetti ed il confronto con la realtà: le storie di alcune delle imprese nate con il Vivaio

Siamo andate ad incontrare le imprenditrici e gli imprenditori che in questi anni, con noi,  hanno dato vita ai loro sogni, alle loro idee, per farne progetti imprenditoriali.
Vogliamo sapere di loro, raccontare la loro storia, perché è anche la nostra storia e la storia di tante persone che,  come loro, hanno provato a trasformare un sogno in un progetto.

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FLO Concept Store –  “Un mondo oltre lo specchio”

FLO Concept Store si affaccia su uno dei lungarni più eleganti di Firenze, il Lungarno Corsini, nel cuore del centro storico: si entra e colpisce subito la cura dedicata all’arredo, l’eleganza originale e riconoscibile. Il negozio accoglie come un piccolo salotto dove, mentre ci si guarda intorno per cercare qualcosa di speciale, è possibile incontrare persone interessanti, scambiare due chiacchiere e, perché no, fare network.

Oggi incontro Elisabetta e Serena due imprenditrici, che insieme a Guia hanno scommesso sul connubio di impresa, moda e impegno sociale.
Spazi chiari, curatissimi dove il colore fa da scenografia discreta agli abiti, agli accessori in mostra. Mi cattura subito l’eleganza dell’insieme: in un ambiente curato nei dettagli senza essere sfacciatamente lussuoso, mi accolgono il sorriso dolcissimo di Serena e lo sguardo intenso e deciso di Elisabetta.

FLO Concept Store nasce dall’iniziativa di tre donne che vengono da esperienze di lavoro diverse e prestigiose: Elisabetta dal mondo della moda, 13 anni in Gucci e l’esperienza di direzione dei negozi Pollini, Serena da una società assicurativa americana, Guia dal sociale, da Mani Tese.
Dopo la nascita dei figli si impone la decisione impegnativa e coraggiosa  di dedicarsi alla loro crescita, proteggere il tempo per accompagnare la loro infanzia, abbandonare professioni remunerative e di prestigio, ma troppo impegnative per essere compatibili con la responsabilità di essere genitori. Occorre reinventarsi il lavoro, lasciare incarichi prestigiosi per costruire nuovo lavoro per sè e per altri
Queste tre donne uniscono le loro differenti competenze per creare FLO, una cooperativa sociale di tipo B, che fa lavorare persone in difficoltà, persone che difficilmente potrebbero inserirsi nel normale mercato del lavoro. Serena, Elisabetta e Guia si conoscono per caso, organizzando i mercatini dell’usato per la raccolta di fondi per il restauro della parrocchia: dal conoscersi allo scegliersi per questa straordinaria avventura il passo è breve.

Decidono di mettere insieme spirito di impresa e vocazione sociale, di aprire un’ attività che abbia come mission la creazione e la  commercializzazione di abbigliamento ed accessori, particolarmente caratterizzati da eleganza e unicità e che nello stesso tempo permetta a persone in situazione di disagio di trovare uno spazio cuscinetto tra le proprie difficoltà e la vita reale.
È possibile tenere insieme un’idea solidale con una vocazione imprenditoriale? Questa la scommessa fortemente voluta, costruita passo dopo passo, con coraggio e tenacia da queste tre donne. L’idea iniziale è di Elisabetta che già ha una lunga esperienza di lavoro nel settore della moda, Serena e Guia aderiscono con entusiasmo portando tutta la loro attenzione al sociale e le proprie competenze e capacità di scommettere in senso imprenditoriale.

“L’impresa sociale ha una potenzialità pazzesca, a patto che sappia reggersi sulle sue gambe, che sappia non contare sugli aiuti pubblici e produca valore. Guadagnare ci permette di perseguire la nostra missione che è quella di far lavorare persone che da sole non potrebbero trovare spazio nel mercato del lavoro” sostiene con forza Elisabetta.

Partono forse con un po’ di incoscienza ma decise e l’incontro con il Vivaio intraprendenza, con i suoi servizi e le sue consulenze, ha permesso di mettere a fuoco in modo preciso e concreto un vero e proprio progetto imprenditoriale, di materializzare l’idea e darle gambe per camminare. Il proposito di essere speciali richiede lavoro e costanza, obiettivi chiari e condivisi, valori scelti con forza, per attraversare le difficoltà burocratiche, le asprezze del mercato e le insidie di una crisi che certo non fa sconti a nessuno.
Puntano molto sulla ricerca del prodotto: nel loro concept store capi ed accessori, oggetti, tutto è selezionato per la qualità della materia prima, l’unicità del taglio l’importanza del dettaglio, tutto è speciale. Ma la cura nella ricerca dei fornitori è anche attentissima alle situazioni emergenti o alle produzioni etiche.

FLO si rivolge a piccoli produttori e produttrici agli inizi che dimostrino di avere qualcosa di speciale: altre Cooperative, persone che stanno iniziando a produrre, storie di impresa non ancora collaudate a cui offre opportunità di commercializzazione, diffusione e visibilità nella logica di un lavoro in rete e in questo modo confermano la loro attenzione al fattore umano del lavoro, al suo valore insostituibile.

FLO Concept Store è oggi una realtà capace di stare sul mercato senza dipendere da aiuti pubblici, che ha conquistato una buona visibilità nel mondo della moda (ne parlano riviste come Vogue, Flying Dutchman Magazine o Myself ),  con l’ambizione di divenire un brand.

Mentre parlano con me, Serena ed Elisabetta seguono con discreta attenzione le due collaboratrici che svolgono le loro mansioni: le sento inserite, accolte, integrate, grazie all’attenzione che le circonda.
Esco dal negozio con gli occhi pieni di cose belle e con la sensazione di avere ricevuto un po’ della loro energia, del loro generoso entusiasmo.

Testo e foto di Giulia Cerrone – Vivaio per l’Intraprendenza

FLO Concept Store

 

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Eccole! Le imprese nate con noi. Oggi incontriamo qèc

I sogni, il lavoro, i progetti ed il confronto con la realtà: le storie di alcune delle imprese nate con il Vivaio

Siamo andate ad incontrare le imprenditrici e gli imprenditori che in questi anni, con noi,  hanno dato vita ai loro sogni, alle loro idee, per farne progetti imprenditoriali.
Vogliamo sapere di loro, raccontare la loro storia, perché è anche la nostra storia e la storia di tante persone che,  come loro, hanno provato a trasformare un sogno in un progetto.

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  qualcosa è cambiato  

Dall’architettura degli edifici all’architettura di abiti e accessori

Incontro Marenna nel suo atelier, in una strada non di grande traffico, senza insegne, una vetrina discreta appena visibile tra edifici residenziali a pochi passi dal Mugnone in zona Cure.
Si entra ed è come varcare la soglia di uno spazio che si moltiplica, di stanza in stanza, tra oggetti, abiti, fili nastri, macchine da cucire, forbici e manichini … fino ad un piccolo giardino segreto, oasi verde nascosta.

Ogni oggetto qui racconta una storia perché la materia prima del lavoro di  Marenna viene da tagli di stoffe e fili che altri hanno accantonato, giudicandoli inservibili ed inutili. Lei raccoglie tutto, attratta dalla qualità sempre esclusiva dei filati e dei tessuti, delle stampe, dalla particolarità di toni e colori e inventa una storia nuova per ogni taglio di stoffa, per ogni filato. Nata architetto, oggi “costruisce” con la stoffa, con attenzione al materiale, sempre riciclato, al disegno, alla struttura, alla precisione della confezione, filo per filo, punto per punto: nelle sue creazioni nulla è casuale, tutto è stato pensato e scelto.

Dalla lontana Sardegna Marenna arriva a Firenze per ragioni di studio, come tanti. Si laurea in architettura professione che per qualche anno esercita senza problemi: non bisogna cercarlo il lavoro, si passa da un incarico all’altro, senza soste e senza ansia.
Poi come per tante donne, la scelta di avere un figlio e la pausa forzata: Marenna, che ha lavorato fino alle soglie del parto, sceglie di occuparsi del bimbo in prima persona. Sono tre anni felici a prendersi cura della cosa più preziosa, ma improvvisamente si riaffaccia il bisogno di fare anche altro, essere solo madre non basta più. Nel frattempo il contesto è cambiato: il lavoro facile non c’è più e per Marenna si apre un periodo difficile, di grande crisi.
A questo punto da un fatto del tutto casuale nasce l’idea della la sua impresa. Bisognava creare per il piccolo un costume da spiderman e quelli normalmente in vendita non andavano bene, troppo grandi, troppo sciatti. Marenna, grande talento con le mani, si mette all’opera e crea il costume per suo figlio. Lei che non ha mai cucito, scopre che le piace moltissimo: apre il suo armadio e… “ho incominciato a trasformare tutto quello che trovavo e che non usavo più, all’inizio copiando modelli visti in giro, poi creandone di originali. Mi sentivo bene, nessun pensiero nero, la passione per questo lavoro manuale, mi aveva guarita. Pensare che non avevo mai comprato una rivista di moda!”

“Qui inizia il mio lungo cammino verso l’impresa “qèc. Ho cercato su internet senza sapere come fare ed ho incrociato il Vivaio per l’intraprendenza:  Viola Tesi a cui ho telefonato e che ha risposto subito e mi ha invitata ad un colloquio nientemeno che per il giorno seguente. Una graditissima sorpresa, non solo il servizio c’era e rispondeva al telefono, ma poi era possibile entrare in azione nel giro di poche ore!”

Marenna viene selezionata per un corso breve sulla creazione di impresa e in poco tempo è pronta a partire: “ Ho conosciuto altre persone che come me, in settori diversissimi, erano lì per creare la propria attività: un crogiuolo di idee, energie, entusiasmo contagiosi. Io sono timida nell’azione, mi scoraggio facilmente, devo molto ai docenti del Vivaio, ma anche all’energia che l’interazione tra di noi generava. Mentre eravamo seduti a imparare come si fa un prezzo, quali adempimenti di legge, circolavano idee, eravamo nello spazio della possibilità.”

Siamo nel 2007, Marenna ora è sicura e decisa: vuole provarci e il Comune, tramite il Vivaio, mette a disposizione, uno spazio alla Mostra dell’Artigianato che ogni anno si tiene alla Fortezza da Basso. Occasione raccolta al volo: prepara lavorando letteralmente giorno e notte 40 modelli da mettere in esposizione e vendere. Un grande successo reso possibile anche dal fatto che Marenna allora aveva due socie che collaboravano con lei. Esperienza esaltante: creare, generare idee dalle idee, trasformarle in oggetti, abiti, accessori, vendere.
Nel 2009, apre l’Atelier qèc di Marenna, e il cammino non è semplice. Ma Marenna, che nel frattempo è rimasta sola, ha una passione sempre fresca e quando parla delle sue idee del suo lavoro di trasformazione, di come studia i tessuti, i materiali per capirne le caratteristiche, di come si lascia catturare d una trama, da una consistenza, da un colore e immagina la struttura dell’abito o dell’accessorio, Marenna si illumina e gli occhi ridono vivacissimi dietro le lenti.

L’esperienza di  qèc è un percorso di apprendimento, rapido e intenso. Marenna ha imparato a dare forma, a cucire a trasformare le sue idee in abiti/oggetto, ma come imprenditrice ha imparato anche a intercettare i suoi limiti. È lucida, consapevole e severa con se stessa, sa che se vuole continuare ad esistere deve combattere la sua natura introversa e cercare collaborazioni esterne, professionalità specifiche che la affianchino, una modellista per un salto di qualità nella costruzione degli abiti, qualcuno che si occupi della vendita. Deve riuscire a rendere più rapida la realizzazione degli abiti o degli accessori e per questo le servono collaborazioni, forse affidare ad altri la produzione e tenere per sé il compito di creare i prototipi. Ora Marenna è in una fase di maturazione di questo processo di crescita e per poter elaborare questa trasformazione si è data una pausa nell’attività di creazione degli abiti.
Si è inventata un mondo di “galline”: borse, borsone, pochette, cuscini, grembiuli, ciondoli di stoffa … in forma di deliziose galline e non ce n’è una che sia come le altre, sono allegre, spiritose, tenere. Tutte di tessuti raccolti da vari ricicli, dal tessuto prezioso dipinto a mano a quello più povero e logorato dal tempo, dalla tinta unita alle fantasie più originali, tutte con soluzioni differenti nei particolari. Le sue galline in piccolo riassumono la sua filosofia artigianale: partire dalla struttura del materiale, dalle sue caratteristiche intrinseche e visibili, lasciarsi suggestionare da un colore, da una forma, da una sensazione tattile e agire, creare alla maniera degli architetti del rinascimento, che in cantiere costruivano con le proprie mani.
“ Il mondo ai miei occhi è uno spazio ricchissimo di ogni genere di piccoli, grandi materiali, oggetti che magari ora non so come, ma che userò: li porto nel mio atelier e so che prima o poi loro parleranno alla mia immaginazione e faranno scaturire idee, diventeranno oggetti. L’ispirazione è ovunque, la creatività abita in ciascuno di noi, il lavoro manuale la fa fiorire”

Con il suo piccolo universo di galline Marenna sarà presente dal  24 aprile al 1 maggio alla mostra dell’artigianato alla Fortezza da Basso a Firenze: Stand c23 Padiglione Spadolini 

Testo e foto di Giulia Cerrone – Vivaio per l’Intraprendenza

qualcosa è cambiato