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Eccole! Le imprese nate con noi. Oggi incontriamo Green Bike Mania

I sogni, il lavoro, i progetti ed il confronto con la realtà: le storie di alcune delle imprese nate con il Vivaio

Siamo andate ad incontrare le imprenditrici e gli imprenditori che in questi anni, con noi,  hanno dato vita ai loro sogni, alle loro idee, per farne progetti imprenditoriali.
Vogliamo sapere di loro, raccontare la loro storia, perché è anche la nostra storia e la storia di tante persone che,  come loro, hanno provato a trasformare un sogno in un progetto.

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La bicicletta, una passione che diventa impresa: Green Bike Mania

 La storia di Giacomo Guernieri: una storia come tante, un’esistenza che scorre tranquilla, un lavoro che sembra sicuro. Giacomo lavora in una tipografia industriale: competenze acquisite anno dopo anno, come grafico, stampatore o anche come legatore e, se occorre, meccanico.
Amore per il lavoro, dedizione che lo portano a “fare tutto quello che c’è da fare”.
Poi d’un tratto il lavoro non c’è più, mangiato, portato via dalla crisi: la tipografia chiusa e nessuna prospettiva. Qualche lavoro in altre tipografie, ma sempre per poco, sempre precario: un anno, tre mesi. Così non è vita, non per Giacomo, che ha bisogno di stabilità, di terra sotto i piedi.

Ma Giacomo non si arrende e comincia a dare corpo ad un suo antico desiderio: lavorare per conto proprio. Si guarda intorno, cerca di vedere cosa si può fare e affiora l’idea di trasformare in impresa una antica passione: la bicicletta e la mountain bike.
Passione di famiglia la sua: il nonno che correva con Bartali, il padre che fa parte dell’Associazione Città Ciclabile. Cresciuto insomma a pane e biciclette, Giacomo con naturalezza sceglie di aprire un’officina- negozio per ciclisti, un settore che sicuramente ha buone prospettive nel tempo.

Si rivolge prima alla Camera di Commercio, che lo indirizza a CreaImprese, ed è qui che incontra i servizi del Vivaio di Imprese che lo seguono nei passi necessari per trasformare in realtà un progetto dai contorni ancora incerti.
L’idea gli era venuta in mente in occasione di una fiera a Padova ed è proprio grazie al corso organizzato tramite il Vivaio di Imprese che incomincia ad assumere contorni concreti a divenire reale: “Finito il corso, dopo una piccola pausa di riflessione, è come scattata una molla e mi sono messo subito alla ricerca del locale, che ho trovato senza troppe difficoltà. Fondamentale l’aiuto che mi è arrivato tramite il Vivaio: ho potuto mettere a fuoco l’idea, verificare che fosse davvero fattibile come impresa e organizzare la realizzazione.”

Le difficoltà? Perché chiaramente non tutto è stato facile, né poco impegnativo: “Ricordo come faticosa la ricerca e la scelta dei fornitori; anche ora spesso i clienti chiedono proprio i prodotti che non ho in negozio: qualche volta è difficile accontentarli e la crisi, che riduce la loro disponibilità economica, non aiuta perché li orienta verso prodotti meno cari ma anche più scadenti.”
Di fatto Giacomo ha incrociato in pieno questa crisi economica ed ha un solo rimpianto, di aver perso tempo prezioso prima di decidersi: “Sono consapevole che se avessi aperto anche solo qualche anno prima avrei incrociato le difficoltà della crisi con qualche risorsa in più. Ora è difficile far capire alle persone il valore reale di quello che stanno acquistando: si vende bene quello che costa poco e che quindi vale poco e permette margini di guadagno più ridotti. Un altro problema è costituito dal mercato dell’usato, che con la frequenza dei furti di biciclette diventa di fatto impraticabile, mentre potrebbe essere un prodotto per me significativo.”

Giacomo comunque è soddisfatto: lavora in modo autonomo, si occupa di qualcosa che per lui è anche una grande passione, qualcosa in cui crede, come mezzo di trasporto “green”, compartibile con il rispetto per l’ambiente e la salute dell’uomo.
Il suo negozio, in via Baccio da Montelupo, è un piccolo porto di mare, c’è sempre un viavai di persone che non solo cercano biciclette, mountain bike, accessori per il ciclismo o chiedono qualche riparazione, ma si fermano a discutere di biciclette e di città vivibili. La bicicletta non è solo un mezzo di trasporto, è anche uno stile di vita.

Testo e foto di Giulia Cerrone – Vivaio per l’Intraprendenza

 

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Eccole! Le imprese nate con noi. Oggi incontriamo Nel meriggio d’oro

I sogni, il lavoro, i progetti ed il confronto con la realtà: le storie di alcune delle imprese nate con il Vivaio

Siamo andate ad incontrare le imprenditrici e gli imprenditori che in questi anni, con noi,  hanno dato vita ai loro sogni, alle loro idee, per farne progetti imprenditoriali.
Vogliamo sapere di loro, raccontare la loro storia, perché è anche la nostra storia e la storia di tante persone che,  come loro, hanno provato a trasformare un sogno in un progetto.

Simona, regina di picche tra i fiori “Nel meriggio d’oro”

Simona è giovane, sorridente e decisa: ha scelto di vivere e lavorare tra i fiori e la incontro nel suo negozio che sembra una bottega magica. È piccolo, ma quando entri lo spazio si dilata e diventa giardino fiorito. Capisci subito perché lo abbia chiamato con un nome così letterario, Nel meriggio d’oro: “Ho pensato a il giardino di Alice in Wonderworld  di  Lewis Carroll e a  Meriggiare pallido e assorto di Eugenio Montale, volevo che richiamasse l’idea di un mondo incantato come quello di Alice e del calore del sole senza il quale non potrei vivere”

Studi in disegno industriale presso l’ISIA di Firenze, scelti con la testa, pensando al lavoro futuro e con l’intento di coniugare estro artistico e professionalità. Poi qualche anno di lavoro presso uno studio di progettazione, AGDS Alberto Grassi Designer Studio, un training come progettista di interni, fiere, sfilate di moda, hotel, eventi. Grandi soddisfazioni, ma giornate di corsa senza orari e sempre in emergenza, un lavoro che si mangia ogni margine di vita privata.

Così Simona decide di cambiare tutto, di lasciare una professione avviata e riprendersi insieme il suo tempo di vita e la sua mai assopita passione per la natura. Gliel’ha trasmessa il padre biologo e lei, crescendo, non ha mai smesso di disegnare, dipingere fiori, farfalle, piccole creature del mondo naturale, di creare piccoli bellissimi fiori di carta.
La vita poi è fatta di casi, di occasioni qualche volta imprevedibili che occorre essere pronti a cogliere al volo, come quando un’amica le chiede un aiuto ad allestire un suo negozio di fiori. Simona accetta e in questa situazione conosce Ilaria che da 25 anni esercita il mestiere di fioraia in un chiosco in cui vende fiori in Piazza indipendenza: Endemika. E’ la svolta.

Con Ilaria è un incontro felice: “da lei ho imparato a vedere i fiori in modo nuovo, cosa guardare quando si ordinano i fiori, come trattarli nella composizione dei mazzi. I primi necessari passi per poter prendere il volo. Non ci siamo più perse di vista e ancora oggi ci aiutiamo, quando è utile lavoriamo insieme, facciamo squadra in molte occasioni”
A questo punto Simona ha le idee già chiare, sa come si chiamerà il suo negozio, ha già deciso il logo, che ovviamente si è disegnata da sola: un tralcio di foglie-picche.

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Sa anche come organizzarsi, ma le mancano ancora alcune competenze fondamentali per poter davvero avere un negozio tutto suo e l’incontro con il Vivaio le permette di chiudere il cerchio: riflettere sugli aspetti economici e finanziari, sui costi, sui margini di guadagno.

Simona vive tra i fiori ma ha i piedi per terra e sa che per rimanere in piedi occorre prevedere e calcolare, occorrono concretezza precisione e competenze precise: quanti fiori bisogna vendere, quale margine occorre garantire per tenere aperto il negozio. Sa che deve saper valutare dai fornitori, imparare chi le garantisce qualità a costi accettabili, che deve continuare a studiare e cercare nuovi prodotti e nuovi modi di confezionarli, nuove idee.

Il negozio, oggi, a distanza di poco più di un anno, è conosciuto nel quartiere e, forse per il nome, forse per la piacevolissima grazia di Simona che sa interpretare gusti e propensioni dei clienti,  è frequentato da una particolare clientela: artisti, scrittori, professori di storia dell’arte, come attratti da una conversazione significativa, colta e piacevolissima.

“Il lavoro richiede molta cura, velocità, attenzione, mentre inventi il mazzo devi mentalmente tenere conto dei costi complessivi: i clienti ti dicono quanto vogliono spendere e tu devi creare stando dentro quella cifra e devi essere veloce nel mettere insieme qualcosa di speciale, che sia armonioso nei volumi, nei colori, nelle forme. Il cliente deve uscire sorridendo”
Soprattutto quando deve preparare i fiori per qualche evento, per i matrimoni ad esempio, Simona incrocia studi ed esperienze da designer con le nuove competenze acquisite sul campo: i suoi allestimenti sono eleganti e originali.

Nell’ora che ho trascorso con lei l’ho vista confezionare mazzi diversissimi e nessuno era banale: i suoi occhi scelgono tra i fiori quali “cogliere”, le sue mani si muovono veloci nel comporre e confezionare mentre ascolta i clienti per accordare la sua creatività con i loro gusti e la loro sensibilità.
Un piccolo cartello appeso nel negozio, una citazione, riassume la filosofia di Simona e del suo negozio

“Lavorare con i poeti, i maghi, i danzatori e tutti gli altri artigiani dell’invisibile per rimettere al suo posto il mistero del mondo”: Jorn de Precy,  da E il giardino creò l’uomo  Ponte alle grazie Editore

Testo e foto di Giulia Cerrone – Vivaio per l’Intraprendenza

Simona ed il Vivaio

Francesca Camisoli alla Fiera dell'Artigianato - Firenze 2008

Francesca Camisoli: una giovane donna appassionata del suo lavoro e della sua impresa

Il Vivaio di Imprese ha conosciuto Francesca Camisoli nel 2003, quando, dopo un percorso di crescita professionale ed artistica che l’ha portata dal Polimoda alla sezione di Belle Arti del Chelsea College of Art and Design di Londra , voleva realizzare un’impresa in cui progettare e produrre le sue creazioni.
E con noi ha dato vita a Kamal Design, studio di progettazione e produzione artigianale di articoli in feltro fatto a mano.

Da allora ha partecipato alla Community del Vivaio di Imprese in cui ha portato il suo sorriso, la sua passione per il lavoro, il suo grande spirito imprenditoriale e, soprattutto, il desiderio e la consapevolezza dell’importanza di fare rete con le altre imprenditrici per mettere insieme idee, saperi, progetti.

Poi il destino l’ha duramente colpita e l’ha costretta ad abbandonare i suoi sogni.

Ieri ci ha lasciato per sempre ma restano in noi, forti, la sua testimonianza di indomita imprenditrice ed il suo bel sorriso di grande giovane donna.

Ciao Francesca

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Eccole! Le imprese nate con noi. Oggi incontriamo Libreria Puntifermi

I sogni, il lavoro, i progetti ed il confronto con la realtà: le storie di alcune delle imprese nate con il Vivaio

Siamo andate ad incontrare le imprenditrici e gli imprenditori che in questi anni, con noi,  hanno dato vita ai loro sogni, alle loro idee, per farne progetti imprenditoriali.

Vogliamo sapere di loro, raccontare la loro storia, perché è anche la nostra storia e la storia di tante persone che,  come loro, hanno provato a trasformare un sogno in un progetto.

Una ragazza scommette sui libri. Ilaria Guidelli e la sua Libreria Puntifermi

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Una giovane donna scommette sui libri, su qualcosa che l’appassiona, senza dimenticare mai che aprire un negozio vuol dire intraprendere, fare impresa e che alla fine i conti debbono tornare.

Ilaria è architetto, ha studiato per esserlo, ha lavorato in questo settore per sette anni, ma senza sentirsi a posto, senza riuscire a fare del suo lavoro un centro significativo della sua vita. “ Per sette anni ho perso tempo”. Qualche anno fa ha deciso che ci voleva una svolta: ha preso in mano il progetto della sua vita professionale e ha cambiato tutto.

Da sempre nei suoi pensieri l’idea di aprire una libreria, non per venerazione per i libri, per la carta stampata, ma per interesse perché è una persona a cui, senza rinnegare il digitale, i libri fatti di carta piacciono . Era la sua idea rifugio: “tanto prima o poi lo faccio … apro una libreria!”.

Dopo il primo figlio il tempo è diventato prezioso: “non aveva senso sottrarre tempo a mio figlio per un lavoro che non mi interessava più di tanto, inconcludente” .

Ilaria già conosceva le dinamiche, i tempi, i problemi del lavoro autonomo, ma certo non era sufficiente per lanciarsi nella sua nuova impresa. Ilaria è incline a seguire interessi e passioni, ma lo fa con cognizione di causa.

In soccorso della sua idea è arrivato il Vivaio con l’opportunità di essere guidata verso il creare impresa con tutta l’attrezzatura necessaria: messa a fuoco dell’idea, business plan, valutazione della fattibilità. Una volta messo a fuoco il progetto, una volta creato un piano “è stato tutto rapido e fluido: come un flash, come una illuminazione: lo penso, lo vedo … è qui.”

Ha preparato con grande cura la realizzazione del suo sogno imprenditoriale e dopo aver lavorato come tirocinante presso qualche libreria per “annusare” il mestiere, ha rapidamente trovato il fondo in zona Le Cure  a Firenze ed ha aperto Libreria Punti Fermi: una libreria luminosa e coloratissima, con molte vetrine sulla strada, che attira l’attenzione dei passanti e in poco tempo è diventata un punto di riferimento per il quartiere.

Certo lei sa che non si diventa ricchi vendendo libri: poco rischio, poco guadagno, ma il lavoro ora ha un posto importante nella sua vita: è quello che lei cercava.

Ilaria è aiutata da tre collaboratrici, tre donne che si alternano con orari ridotti, in modo che sia possibile per tutte conciliare i tempi di vita con i tempi di lavoro: la perenne quadratura del cerchio che molte inseguono, spesso con fatica.  Il suo rapporto con loro è un rapporto di piena fiducia reciproca e questo permette una grande flessibilità di gestione: un team rodato, in cui le risorse di tutti sono indirizzate al successo della libreria. Si entra qui, ci si immerge nel profumo di carta stampata, tra luce e colori, si gira tra libri e libri in una piacevolissima serena atmosfera.

Non che manchino le difficoltà, quelle della piccola impresa per intenderci: si lavora molto, i margini sono ridotti  e manca il tempo di sviluppare idee, di inventare e organizzare eventi per promuovere i libri e far meglio conoscere la libreria: “Mi piacerebbe certo, ma dovrei fare tutto o quasi tutto da sola e l’amministrazione si mangia la maggior parte del mio tempo lavorativo.”

“Che cosa amo di più di questo lavoro? Incontrare le persone, parlare con i clienti, scambiare con loro opinioni sui libri che leggono, vederli chiacchierare tra loro, condividere la stessa passione per i libri e la lettura. Io metto a disposizione l’ambiente, la possibilità dell’incontro e dello scambio, quello che il commercio on line non può  dare.”

Testo e foto di Giulia Cerrone – Vivaio per l’Intraprendenza

Ilaria ed il Vivaio

 

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Eccole! le imprese nate con noi. Oggi incontriamo NAA Studio

I sogni, il lavoro, i progetti ed il confronto con la realtà: le storie di alcune delle imprese nate con il Vivaio

Siamo andate ad incontrare le imprenditrici e gli imprenditori che in questi anni, con noi,  hanno dato vita ai loro sogni, alle loro idee, per farne progetti imprenditoriali.

Vogliamo sapere di loro, raccontare la loro storia, perché è anche la nostra storia e la storia di tante persone che,  come loro, hanno provato a trasformare un sogno in un progetto.

Piccola storia di una grande passione: NAA Studio

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Nel cuore della Firenze artigiana, in via dei Serragli, Negar Azhar-Azari ha aperto, un anno fa, una bottega elegantissima, dove trasforma i metalli in oggetti raffinati e preziosi.

Negar è nata a Firenze, ma con una radice persiana: i suoi genitori vengono dall’Iran e sono approdati a Firenze inseguendo l’arte. Qui si sono conosciuti e qui è nata Negar che ha respirato da sempre amore per bellezza e cultura. Gli studi tradizionali, il liceo, l’approdo all’università, facoltà di architettura: approdo naturale per chi da sempre è attratto dall’arte, dal fascino delle forme.

Presto si accorge che progettare e costruire sono azioni differenti, sente l’insufficienza del progettare, vorrebbe che le sue mani fossero coinvolte nella generazione di qualcosa di bello. Con questa inquietudine addosso incontra  in modo casuale la bottega artigiana del padre di una sua amica ed è amore a prima vista. Creare gioielli non è in fondo del tutto diverso dal progettare case: anche i gioielli hanno una struttura, una loro architettura.

Lascia tutto e cerca dove studiare oreficeria: a Firenze non è difficile trovare scuole adatte. Ma a questo punto lei deve comunque anche provvedere da sola a se stessa e trova un lavoro in un ristorante: di giorno frequenta la sua prima scuola artigiana, la sera lavora. Impara molto, ma ancora non ci siamo: le scuole costano e non danno tutto quello che promettono. Lei è insoddisfatta, ma è anche testarda e sa cosa vuole.

Arriva finalmente l’occasione giusta: nel ristorante dove lavora, il Sésame, incontra una  sera uno dei suoi miti Giampaolo Babetto, orefice d’arte, e con lui c’è Gio Carbone, il fondatore della Scuola le Arti Orafe di Firenze.

Parlano con lei, parlano di oreficeria, le chiedono di vedere i suoi lavori, di passare alla Scuola. Lei è felice ma è una ragazza coi piedi per terra, perciò si informa e vede subito che la scuola ha costi al di fuori della sua portata, rinuncerebbe … ma a questo punto è la sua sorte che la insegue e in un incontro successivo Giò Carbone la convince a passare, a mostrare di cosa è capace e raccontare il suo sogno. Sono persone capaci di vedere il talento e trovano il modo di farla iscrivere e frequentare.

È brava e un’altra borsa di studio le permette di frequentare il corso di incisione e apprendere l’arte tutta fiorentina dell’incisione al bulino.

Proprio quando ha deciso di lasciare Firenze, Firenze la richiama, non vuole perderla: un bando del comune offre fondi per imprese artigiane che aprano nell’Oltrarno; è un progetto di riqualificazione del quartiere più artigiano di Firenze, san Frediano che ora rischia di perdere le sue caratteristiche. Negar sa che la sua strada è quella di una bottega  tutta sua: questo bando è l’occasione giusta, non può perderla, deve tentare e torna sui suoi passi.

Le pare semplice all’inizio: in fondo è brava, ha gli strumenti, che ci vorrà mai! Ma appena cerca di concretizzare, si accorge di quante cose non sa fare: certo sa creare gioielli, ma aprire una bottega oggi richiede moltissime altre competenze e qui, sulla sua strada sempre in salita, incontra il Vivaio di Imprese. Impara a compilare il suo business plan, a cercare finanziamenti, a combattere con le banche, con una burocrazia che a ogni passo la mette alla prova

La sua famiglia le ha insegnato che se hai un sogno non puoi cedere, se ami proprio qualcosa, se qualcosa ti rende felice è un tuo dovere impegnanti a farla: hai il diritto di inseguire ciò che ti dà gioia, hai il dovere di farlo. Negar ha grazia e un sorriso gentilissimo, ma anche tenacia da vendere. Ha avuto occasioni preziose, ma il talento di vederle e di coglierle è tutto suo.

“Ho trovato sulla mia strada molti ostacoli, alcuni davvero impegnativi, ma anche tante, tante opportunità, persone che hanno creduto nel mio talento, persone che mi hanno sostenuta e accompagnata con la dedizione di chi crede nel suo lavoro: insegnanti, persone che lavorano negli uffici, lo staff del Vivaio”.

Alla fine del suo personale percorso a ostacoli, oggi ha la sua bottega, dove non solo vende i suoi gioielli, ma li crea, personalizzandoli per chi li riceverà. Fa il lavoro che le piace, dialoga tutti i giorni con i suoi metalli, li convince a corrispondere alla sua idea, al suo progetto.

“L’oro, gentile, il più amico della tua mano, docile, stabile sa  corrispondere perfettamente al tuo progetto. L’argento, amico anche lui, carattere un po’ puntuto, ma alla fine amico anch’esso. L’ottone, il bronzo, il rame, bellissimi, affascinanti, mutevoli, si ossidano, cambiano colore, fanno quello che vogliono. Non si concedono alla mano dell’uomo, è l’uomo che deve ascoltarli. Pretendere che ti corrispondano è come pretendere che una persona cambi carattere . Io amo questi metalli, soprattutto quando li scaldo, quando diventano rossi, si muovono, si animano. Ogni volta ne sono affascinata”
È un piacere sentirla parlare dei suoi metalli.

Testo e foto di Giulia Cerrone – Vivaio per l’Intraprendenza

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Fare network: quale modello e quale valore per le imprese

Fare network in un contesto imprenditoriale e professionale è diventato negli ultimi anni una modalità per così dire trendy di collegamento, intercettazione, business fra imprese, organizzazioni, liberi professionisti, in Italia, come a livello europeo. Diversi sono i modelli di networking applicati alle comunità di imprese: network accompagnati, liberi o misti.

La domanda che ci si pone nel confrontare i modelli è naturalmente rivolta all’efficacia dei risultati ed all’efficienza/funzionalità dell’azione, parametro quest’ultimo collegato in particolare al fattore gradimento dell’esperienza vissuta dalle imprese coinvolte nel networking. Tale fattore può apparire più debole e sicuramente il meno scientifico, ma in realtà siamo convinte che sia quello più intrinseco alla filosofia vera del network, che è quella di fertilizzare relazioni, contatti e connessioni, che potranno dare frutti significativi in tempi e modalità non programmabili e perciò non sempre monitorabili nel breve e medio termine.

Il fattore tempo e la fase di vita delle imprese coinvolte nel networking sono senz’altro variabili critiche interessanti, che entrano in gioco nei diversi modelli; un forte accompagnamento iniziale di un’azione di network tende a garantire una tenuta più ampia della rete ed una maggiore disponibilità a sviluppare e coltivare la pratica da parte delle imprese; la presenza di una animazione permanente e brillante, individuata all’esterno o autogestita, costituisce la pompa vitale, insostituibile di un sistema che deve alimentarsi continuamente di nuovi input; infine il libero evolversi del sistema networking, quel grado di libertà assoluta che le imprese devono avere nel decidere di moltiplicare e dirigere o meno le proprie relazioni ed iniziative definisce forse l’essenza del fare rete: la rete ha senso di esistere se esiste ed agisce. Se parliamo di networking per start up crediamo allo stato attuale delle nostre esperienze che la pratica più interessante e strategica per le attività imprenditoriali alle prime armi, ancora di più che per le imprese mature, possa essere quella di un accompagnamento forte iniziale nel fare rete, per aprire poi – in tempi più brevi possibili –  ad un percorso step by step libero. E’ questo il modello che abbiamo applicato in questi anni con le imprese della nostra Community.

La nostra società sta passando dal concetto di catena di valore, vale a dire l’impresa che trasforma le materie prime con il lavoro generando un valore aggiunto, alla rete di valore, dove le imprese, soprattutto se micro e sparpagliate sul territorio, possono costruire consapevolmente una rete di relazioni e contatti, attraverso la quale generano nuovo valore. Le reti di imprese e la Community di imprese costituiscono casi concreti di azioni positive, che consentono alle imprenditrici di allargare il loro patrimonio sociale per trasformarlo in opportunità ed occasioni di impresa. Le reti di imprese hanno dimostrato di poter negoziare meglio con gli stakeholder del territorio vantaggi ed opportunità e costituiscono un supporto imprescindibile per le eventuali azioni di sviluppo locale che le amministrazioni pubbliche pongono in essere. Ed infine rappresentano una grande occasione di crescita personale, professionale, declinabile anche in un’ottica di genere.

All’ultimo evento di networkig organizzato dal Vivaio – La borsa delle opportunità: networkig per il successo – 25 ottobre 2013 hanno partecipato 99 tra imprese costituite ed in fase di start up, di cui 58 femminili.

Reti di imprese per l’internazionalizzazione

Come fare reti di imprese per l’internazionalizzazione.

Luisa Baldeschi, founder del Vivaio per l’Intrapredenza ed esperta di Marketing ed Internazionalizzazione delle imprese, ci racconta come fare reti di imprese per l’internazionalizzazione.
Intervento del 25 ottobre 2013 – La borsa delle opportunità: networking per il successo – Palazzo Medici Riccardi, Firenze.

Sarà Luisa Baldeschi a guidarci nei 10 passi per immaginare e pianificare una nuova attività di impresa il 12 dicembre 2013 dalle 15.00 alle 19.00 presso NAPIER

nel seminario Business Model Canvas: alla ricerca di strategie innovative di business.

http://www.vivaiointraprendenza.it/business-model-canvas/

Network generation

7 novembre 2013. Imparare a fare rete per raggiungere i propri obiettivi al Girl’s Day

Vivaio per l’Intraprendenza ha promosso e realizzato il workshop Network generation: azioni di rete per generare opportunità di sviluppo personale e professionale.

Ad esso hanno partecipato più di 60 ragazze e ragarzi delle scuole superiori ed un gruppo di giovani donne.

Leggi l’intervista a Laura Ventura, che lo ha realizzato insieme a Francesca Serra:
http://www.edfirenze.eu/2013/11/network-generation-2/

Leggi le opinioni di chi c’è stato:
http://www.ioamofirenze.it/girls-day-le-opinioni-chi-ce-stato/